Bce o morte
Basteranno poche settimane per comprendere se l’euro sia destinato a tramontare a ovest, dal lato spagnolo del continente, dopo aver cominciato la sua agonia in Grecia. Il governo di Madrid fatica terribilmente a collocare sul mercato il proprio debito e ammette ormai con candida disperazione d’essere tecnicamente in bancarotta: senza i soldi della Banca centrale europea non avrebbe nemmeno avuto di che pagare i servizi pubblici.

Basteranno poche settimane per comprendere se l’euro sia destinato a tramontare a ovest, dal lato spagnolo del continente, dopo aver cominciato la sua agonia in Grecia. Il governo di Madrid fatica terribilmente a collocare sul mercato il proprio debito e ammette ormai con candida disperazione d’essere tecnicamente in bancarotta: senza i soldi della Banca centrale europea non avrebbe nemmeno avuto di che pagare i servizi pubblici. L’Italia è in condizioni più rassicuranti, ma la sostenibilità del differenziale fra i nostri titoli di stato e quelli della Germania non è illimitata. Poco al di sopra di noi, la Francia s’interroga con scetticismo sulle misure finanziarie concepite dal presidente socialista François Hollande. L’impressione è che nel suo pacchetto economico ci siano troppe tasse e poco metodo, e s’indovina un’altra forte depressione in arrivo. Ma sopra tutto si stenta a identificare quel nuovo corso europeo che il successore di Sarkozy aveva preannunciato in campagna elettorale. Sulla collina dei virtuosi, la Germania di Angela Merkel persiste nella sua pratica di rigorismo amletico inflitto a un’Europa proiettata verso il mese di agosto come un condannato all’ultima ordalia. E l’allarme quotidiano del Fondo monetario internazionale non è che la colonna sonora di una brutta sceneggiatura mal corretta nel vertice di giugno a Bruxelles, laddove lo scudo anti spread è stato imprudentemente abbandonato a una vita immaginaria.
Ce n’è a sufficienza per vedersi presto costretti a censire macerie e rimpianti. A meno che non si faccia largo la caratteristica chiaroveggenza dei moribondi. A meno che liberisti e keynesiani di ogni latitudine, prima ancora dei politici a rimorchio (Merkel compresa), non si affrettino a convergere sul solo vero contravveleno capace di evitare l’euroeutanasia: una Bce libera d’intervenire con potenza chirurgica sul mercato monetario e del debito sovrano, in modo da intimidire gli sciami speculativi, interrompere la funesta fuga di capitali e agevolare la socializzazione continentale di un rischio inflattivo infinitamente più tollerabile di ogni default controllato (sempre che si sia capaci di controllare qualcosa, ormai, nelle confuse cancellerie europee).
E’ questo il tema dei temi sul quale il ceto politico italiano dovrebbe esprimere il senso più alto di sé, in una convergenza d’intenti non più rinviabile. Non si tratta di condonare alcunché al premier Mario Monti, si rassicurino gli urlatori di ogni schieramento. Ma la voce grossa va fatta per esigere ascolto in Europa (area Bundesbank, per essere chiari) in vista di un obiettivo chiamato sopravvivenza comune. Monti è della partita, e qualora non lo dimostri a sufficienza diventa lecito tornare a incalzarlo. Non chiamatelo più spirito grancoalizionista, se non vi piace, ma istinto di autoconservazione.
E’ questo il tema dei temi sul quale il ceto politico italiano dovrebbe esprimere il senso più alto di sé, in una convergenza d’intenti non più rinviabile. Non si tratta di condonare alcunché al premier Mario Monti, si rassicurino gli urlatori di ogni schieramento. Ma la voce grossa va fatta per esigere ascolto in Europa (area Bundesbank, per essere chiari) in vista di un obiettivo chiamato sopravvivenza comune. Monti è della partita, e qualora non lo dimostri a sufficienza diventa lecito tornare a incalzarlo. Non chiamatelo più spirito grancoalizionista, se non vi piace, ma istinto di autoconservazione.